Libertà di stampa in Italia: facciamo il punto

09 Maggio 2016

Per la libertà di stampa in Italia non è un grande momento.
Nell’annuale rapporto di Reporters Sans Frontieres, appena pubblicato, il nostro Paese ha perso altre quattro posizioni, attestandosi al 77° posto della classifica mondiale.

Una posizione che vede l’Italia situarsi agli ultimi posti tra i Paesi del vecchio continente, a conferma di una triste tendenza emersa già negli anni passati.

L’organizzazione francese che provvede ogni anno a elaborare il rapporto, ha giustificato l’ulteriore arretramento del nostro Paese con il fatto che molti giornalisti operanti nel territorio italiano (tra 30 e 50) sono tuttora costretti a girare sotto scorta, con procedimenti giudiziari elevati nei confronti di alcuni di loro (un riferimento quest’ultimo al caso che ha interessato Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, gli autori di alcuni scottanti resoconti sulla vicenda Vatileaks).

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Reporters Sans Frontieres conferma un evidente stato di difficoltà per l’informazione in Italia.
Sono praticamente scomparsi gli editori puri nella carta stampata, mentre il potere politico esercita una pressione sempre più forte sul sistema informativo televisivo, in particolare sull’emittenza pubblica, ove la lottizzazione è sempre più ferrea. Non è meno evidente lo stato di sofferenza di un’emittenza privata che risente con forza della mancata risoluzione definitiva di un problema come il conflitto di interessi.

Va poi messo in risalto come il finanziamento pubblico ai giornali operi come una sorta di anestetico sull’informazione cartacea, in quanto sembra del tutto logico pensare ad una sorta di rabbonimento dei giornali così finanziati, nei confronti di un mondo politico che può controllarne il destino.

Un quadro aggravato dalle minacce da parte del mondo politico di operare una ulteriore stretta relativa alla possibilità di pubblicare intercettazioni, strumento che negli ultimi anni ha consentito all’opinione pubblica di venire a conoscenza della corruzione ormai endemica in Italia.

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In questa situazione si va poi ad inserire il problema rappresentato dalla pressione operata dalla criminalità organizzata nei confronti dei giornalisti che osano portare avanti inchieste scottanti, come ad esempio Paolo Borrometi, cronista siciliano finito sotto il mirino della mafia per aver raccontato quanto accade tra Vittoria, Modica e l’hinterland ragusano.

Il concatenarsi di questi fattori rende quindi del tutto plausibile la valutazione fatta per il 2015 da Reporters Sans Frontieres.

A livello globale, va peraltro segnalato come per la prima volta dal 2002, anno in cui è stato inaugurato il rapporto, l’Africa nel suo complesso ha superato il continente americano, ove la violenza contro l’informazione è sempre più estesa, in particolare nei Paesi dell’America Latina.

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