Pensioni 2020: cosa cambia a partire da gennaio?

04 Novembre 2019

Il 2020 si preannuncia come un anno ricco di novità sul fronte delle pensioni. Da Quota 100 ad APe sociale, passando per Opzione Donna, scopriamo punto per punto tutto quello che succederà a partire da gennaio.

Il punto su Quota 100

La questione politicamente più dibattuta riguarda Quota 100, la misura che consente di andare in pensione a 62 anni con 38 anni di contributi versati.

Le regole attualmente in vigore offrono ai dipendenti del settore privato finestre di uscita trimestrali: chi avrà raggiunto i requisiti richiesti il 31 gennaio potrà quindi andare in pensione il 30 aprile.

La finestra è invece di 6 mesi per i lavoratori del comparto pubblico che, maturando i 62 anni di età e i 38 di contribuzione il 31 gennaio, potranno smettere di lavorare il 31 luglio.

Proroga dell’APe sociale

Il Documento programmatico di Bilancio (DPB) ha stabilito per il 2020 un proroga dell’APe sociale, che nel 2019 ha raccolto circa 14 mila richieste. Questo provvedimento apre la possibilità della pensione anticipata ad alcune categorie di lavoratori ai quali mancano solo 3 anni di contribuzione, a patto che abbiano raggiunto i 63 anni di età.

Possono accedere all’APe sociale:

  • disoccupati con almeno 30 anni di contributi versati che hanno perso da almeno tre mesi l’indennità di disoccupazione;
  • lavoratori con un minimo di 30 anni di contributi versati che convivono con familiari affetti da grave disabilità e li assistono da almeno 6 mesi;
  • lavoratori disabili almeno al 74% che hanno 30 anni di contribuzione;
  • dipendenti con 36 anni di contributi versati che, negli ultimi 7 anni, hanno svolto per almeno 6 anni lavori ritenuti pesanti.

L’APe sociale offre inoltre uno sconto sui requisiti di contribuzione alle lavoratrici con figli (un anno di sconto per ogni figlio, fino a un massimo di due).

Opzione Donna e ricalcolo contributivo

Buone notizie anche sul fronte di Opzione Donna, prorogata per il 2020 e richiesta nel 2019 da circa 25.000 lavoratrici.

Come suggerisce il nome, si tratta di una misura riservata alle donne che, con 58 anni di età a 35 di contribuzione, possono avere una pensione ricalcolata soltanto in base al criterio contributivo e con una finestra temporale pari a 12 mesi.

I numeri sono un po’ diversi per le lavoratrici autonome, per le quali l’età sale a 59 anni e la decorrenza posticipata arriva a 18 mesi.

Si tratta di una misura che, basandosi sul solo calcolo contributivo, può notevolmente abbassare l’importo dell’assegno pensionistico, ma che allo stesso tempo può consentire un anticipo importante sui tempi di pensionamento.

Rivalutazione degli assegni

Infine, secondo quanto prospettato al governo da CGIL, CISL, UIL, a partire dal 2020 dovremmo assistere a una sorta di mini-rivalutazione degli assegni pensionistici che hanno in importo lordo tra i 1.522 e 2.029 euro. L’adeguamento interesserà due milioni e mezzo di pensioni, ma sarà minimo: viene stimato dai sindacati nell’ordine dei 50 centesimi mensili, pari a circa 6 euro l’anno.

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