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Welfare in Italia: quale futuro per giovani e anziani?

20 Giugno 2016

Un welfare tra i peggiori d’Europa: questo il volto dell’Italia che emerge dal rapporto annuale ISTAT.

Lo stivale si conferma un Paese di anziani, in cui la spesa economica per le pensioni ha raggiunto il 17% del PIL e la percentuale di giovani è rappresentata soprattutto dagli stranieri che approdano in Italia nella speranza di trovare un futuro più roseo.

Il crollo delle nascite

La crescita demografica ha subito un brusco rallentamento. Nel 2001 i residenti in Italia erano poco meno di 57 milioni; un risultato deludente se confrontato ai 56 milioni di residenti registrati nel lontano 1981.
E continuano a diminuire le nascite rispetto agli anni passati: lo scorso anno i nuovi nati sono stati 488 mila, mentre nel 2014 si erano contate 503 mila nascite (ben 15 mila in più).

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Giovani e lavoro

Il quadro per i più giovani è sconfortante.
Sono più di 2,3 milioni i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano, di cui tre su quattro vorrebbero un impiego. Chi trova un lavoro, invece, sa che il posto fisso è ormai un miraggio e che la trafila tra diversi lavori precari è immancabile.
Quanto ai ragazzi che dopo le scuole dell’obbligo scelgono di proseguire gli studi e conseguire la laurea, difficilmente vengono premiati nel mercato del lavoro: chi si laurea non ha maggiori probabilità di trovare un’occupazione definitiva e stabile.

Disuguaglianza nella distribuzione del reddito

In aumento anche la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, con un sistema sociale tra i meno efficaci in Europa.
Una delle principali differenze si riscontra con il genere, con gli uomini che riescono più facilmente a raggiungere redditi elevati rispetto alle donne.
Forte la differenza anche tra chi cresce in famiglie con status “alto” (casa di proprietà e almeno un genitore con istruzione universitaria e professione manageriale) e le persone provenienti da famiglie di status “basso” (casa in affitto e genitori con istruzione e professione di livello basso), con scostamenti molto più elevati in Italia rispetto a Francia e Danimarca.

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Occupazione tra nord e sud

Un dato positivo riguarda l’occupazione, con un incremento degli occupati pari allo 0,8% nel 2015 rispetto all’anno precedente.
La crescita ha interessato soprattutto il Meridione, sebbene sia ancora forte il divario con il nord Italia: mentre al nord 6 persone su 10 hanno un lavoro, al sud la proporzione è più bassa e solo 4 persone su 10 sono occupate.

Previsioni per il futuro

Questa immagine dell’Italia come Paese stanco e vecchio non cambia neppure guardando al futuro. Le previsioni sull’occupazione del 2025 mostrano una situazione sostanzialmente invariata: in linea generale nel 2025 si dovrebbe registrare un tasso di occupazione simile a quello che ha caratterizzato il 2010, salvo specifiche politiche di sostegno allo sviluppo.

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