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L’OCSE dà un freno alle previsioni per l’Italia

22 Settembre 2016

L’ennesima doccia fredda per le previsioni di crescita del nostro Paese è arrivata dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), nel suo recente report sullo stato dell’economia mondiale.

In un quadro che vede frenare lo sviluppo mondiale e in cui l’Europa continua ad essere vulnerabile, l’Italia a sua volta continua a crescere poco. La stessa OCSE, infatti, ha provveduto a dare una ulteriore sforbiciata alle precedenti stime che riguardavano il PIL italiano per il 2016, passate dal precedente 1,4% all’1%. Una perdita secca di quasi mezzo punto percentuale nei confronti del rapporto elaborato a novembre, che la dice lunga sul vero stato della nostra economia.

A parziale consolazione del governo italiano c’è la conferma sulle stime del 2017, con una crescita che dovrebbe attestarsi all’1,4%.
La sforbiciata operata dall’OCSE giunge in un contesto di difficoltà generalizzata, con l’economia mondiale ancora incapace di risollevarsi in maniera vigorosa. La previsione sul PIL globale si ferma infatti ad un +3% che segna quindi un regresso di tre decimali rispetto al precedente outlook e che si attesta su un crinale molto pericoloso, se si pensa che sotto quella soglia si entrerebbe praticamente in recessione.

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Il dato relativo all’Italia non stupisce affatto gli analisti, soprattutto alla luce delle ultime rilevazioni dell’ISTAT, che nel secondo trimestre dell’anno vede praticamente fermo il nostro Paese. Se è stata rivista leggermente al rialzo la crescita su base annua, dallo 0,7 allo 0,8%, il dato in questione, come di consueto destagionalizzato e rivisto sulla base degli effetti di calendario, conferma lo stato di difficoltà dell’Italia. Una difficoltà che è in particolare derivante dalle prestazioni del comparto industriale, che ha fatto segnare una caduta dello 0,6%, cui ha fatto invece fronte una crescita congiunturale del valore aggiunto del settore agricolo (+0,5%) e di quello dei servizi (+0,2%).

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Il dato fornito dall’ISTAT e le previsioni dell’OCSE hanno dunque smentito l’ottimismo mostrato in precedenza dal governo Renzi, con il Ministero dell’Economia e delle Finanze disposto a spendersi per una crescita dell’1,6%. I dati di Viale XX Settembre erano evidentemente sovrastimati, come del resto previsto da molti esperti, e ora anche l’esecutivo, a partire da Pier Carlo Padoan, si trova a fare i conti con la crescita stentata e la sua ricaduta sui conti pubblici.

Il primo effetto di questa amara realtà già si è visto, con il governo costretto a rimandare l’agognato taglio delle tasse che pure era stato promesso. Mancando una cifra tra gli 8 e i 20 miliardi, non sarà però questo l’unico ritocco necessario per riportare i conti pubblici sotto controllo, con settori vitali come la Sanità ancora una volta alle prese con quelli che sono ormai definiti aggiustamenti, ma che in realtà sono veri e propri tagli.

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