Dal 1° gennaio 2026 le pensioni aumentano dell’1,4%. Una percentuale che, sulla carta, sembra una buona notizia, ma che nella realtà rischia di tradursi in pochi euro in più al mese, spesso assorbiti quasi del tutto da tasse e inflazione. Ecco cosa sapere.
Rivalutazione Pensioni 2026: ecco i numeri
Partiamo dai numeri. Le pensioni minime passeranno da:
- 616,67 euro
- a 619,79 euro: poco più di 3 euro netti in più al mese.
Una pensione da 1.000 euro netti aumenterà di circa 11 euro mensili, mentre una da 1.500 euro lordi crescerà di circa 17 euro dopo le trattenute fiscali.
Aumenti che, per molti, hanno un valore più simbolico che reale.
Quanti anni hai?
Il punto centrale è che la perequazione, che serve ad adeguare le pensioni all’inflazione, ha un concreto molto limitato.
Tra il 2022 e il 2026 l’aumento complessivo delle pensioni è stato di circa il 16%, ma sul netto l’incremento reale si ferma spesso al 12–13%.
La differenza la fa il fisco: con l’aumento degli importi cresce anche l’Irpef, che erode buona parte della rivalutazione.
C’è poi un altro aspetto che merita attenzione: il cosiddetto “paradosso redistributivo”.
In alcuni casi, chi ha versato contributi per tutta la vita e percepisce una pensione previdenziale può ritrovarsi con un netto mensile più basso rispetto a chi riceve una prestazione assistenziale, quasi del tutto esente da tasse.
Un meccanismo che nasce dall’incrocio tra no tax area ferma a 8.500 euro annui, tassazione progressiva e maggiorazioni sociali.
Il risultato è una perdita di potere d’acquisto che molti pensionati percepiscono ogni mese, soprattutto dopo l’impennata inflattiva degli ultimi anni.
In sintesi
Nel 2026 le pensioni saranno rivalutate del +1,4%. Per le pensioni minime questo significa circa 3 euro netti in più al mese.
Un aumento che va letto con attenzione, perché nella maggior parte dei casi viene ridotto da Irpef e addizionali. È qui che si crea la distanza tra il dato annunciato e il beneficio reale: tra aumento lordo e netto la differenza può essere rilevante.
E non solo. In alcuni casi il sistema genera un paradosso: chi ha versato più contributi durante la vita lavorativa può ritrovarsi con un importo netto inferiore rispetto a chi percepisce una prestazione assistenziale, spesso esente da tassazione.
Per capire come leggere questi numeri, orientarsi tra regole e tutele e fare scelte più consapevoli, segui
per vivere la pensione con più serenità.


