Lavorare per vent’anni e scoprire che non bastano per andare in pensione. Sembra un paradosso, eppure è un rischio concreto per chi percepisce uno stipendio basso. Nel 2026, le regole INPS confermano un meccanismo che molti lavoratori dipendenti ancora non conoscono: non conta solo quanti anni hai lavorato, ma anche quanto hai guadagnato in ciascuno di quegli anni.
Il problema del minimale contributivo
Per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni servono almeno 20 anni di contributi validi.
La parola chiave è “validi”: l’INPS riconosce come utili ai fini pensionistici solo le settimane in cui lo stipendio raggiunge una soglia minima, il cosiddetto minimale contributivo.
Nel 2026, questa soglia è fissata a circa 244 euro a settimana, pari a uno stipendio mensile di circa 1.050 euro.
Chi guadagna meno, ad esempio con:
- un contratto part-time
- a chiamata
- o stagionale
rischia che alcune settimane lavorate non vengano conteggiate. Il risultato è che si arriva a 67 anni con meno di 20 anni “utili”, e la domanda di pensione può essere respinta.
Quanti anni hai?
Chi è più esposto
Il meccanismo colpisce soprattutto chi lavora con contratti ridotti o discontinui:
- part-time involontari
- lavoratori stagionali
- collaboratori domestici
- operatori nei servizi.
Si tratta spesso di persone che hanno lavorato per decenni, ma con retribuzioni troppo basse per accumulare contribuzione piena.
Secondo le stime, circa il 40% dei lavoratori a basso reddito potrebbe trovarsi in questa situazione. Un dato che riguarda in modo trasversale giovani, donne e lavoratori del settore privato.
Cosa si può fare
La buona notizia è che esistono strumenti per monitorare e, in alcuni casi, correggere la propria posizione contributiva.
Il primo passo è controllare l’estratto conto contributivo sul portale INPS, accessibile tramite SPID o CIE.
Da lì si può verificare quante settimane risultano effettivamente valide anno per anno.
Chi scopre di avere “buchi” contributivi può valutare alcune opzioni:
- i versamenti volontari
- il riscatto di periodi non coperti
- o l’attivazione di forme di previdenza complementare.
Ne parliamo in maniera dettagliata nella nostra serie Pensioni: Istruzioni per l’Uso! realizzata in occasione del Mese dell’Educazione Finanziaria 2025.
Meglio saperlo prima
Il rischio più grande non è il meccanismo in sé, ma non esserne consapevoli.
Molti lavoratori scoprono il problema solo a ridosso dell’età pensionabile, quando le possibilità di intervento si riducono. ù
Tenere sotto controllo la propria situazione previdenziale con regolarità è il modo più efficace per evitare brutte sorprese.
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