Cosa succede quando una festa nazionale cade di domenica, un giorno in cui spesso sei già a riposo? Te lo sei chiesto anche tu guardando il calendario di ottobre. Quest’anno il 4 ottobre, giorno di San Francesco, è tornato a essere festa nazionale ed è capitato proprio di domenica. Molti pensano che così il vantaggio svanisca, e invece no. Vediamo insieme perché, anche in questo caso, nella busta paga di ottobre trovi qualche euro in più.
Cosa è cambiato con il 4 ottobre
Il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, da quest’anno è di nuovo una festa nazionale a tutti gli effetti. E questo, per te che lavori, porta con sé regole precise.
Quel giorno diventa libero e pagato, come le altre feste comandate, mentre se lavori lo stesso per quelle ore ricevi un compenso maggiorato rispetto al solito.
E se la festa cade di domenica?
Nel 2026 questa ricorrenza è capitata proprio di domenica, giornata in cui moltissime persone sono già a riposo. Verrebbe da pensare che in questo modo il vantaggio sfumi, e invece non è affatto così.
Anche se di domenica non timbri il cartellino, ti spetta comunque il trattamento chiamato festività non goduta.
Si tratta, in pratica, di un importo aggiuntivo che il datore di lavoro ti versa perché quel giorno di festa non è stato sfruttato come riposo a sé stante.
Quanti anni hai?
E se invece lavori quel giorno?
Diverso è il caso in cui quella domenica tu sia rimasto comunque al lavoro.
In questa situazione gli importi che si sommano sono tre.
- Paga ordinaria: la normale retribuzione della giornata
- Quota festività: la somma spettante per la festa capitata di domenica
- Ore lavorate: il compenso per le ore svolte, calcolato con l’aumento previsto per i giorni festivi
Il risultato è un guadagno decisamente più alto rispetto a una domenica qualunque.
Di quanto aumenta lo stipendio
Per l’aumento non è prevista una cifra fissa per tutti, perché ogni contratto collettivo ha le sue tabelle e il livello di inquadramento fa la differenza.
Il modo migliore per capire quanto ti spetta è controllare quanto previsto dal tuo contratto di categoria, eventualmente con l’aiuto dell’ufficio del personale.
Attenzione a non confondere festività ed ex festività
Leggendo la busta paga potresti imbatterti nella voce “ex festività” e chiederti cosa significhi. È una cosa diversa rispetto al 4 ottobre.
Le ex festività sono alcune ricorrenze che in passato erano giorni di festa veri e propri e che, con i cambiamenti del calendario civile, non lo sono più. Rientrano in questo gruppo, per esempio, san Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini e i santi Pietro e Paolo.
Il fatto che non siano più giornate segnate in rosso non vuol dire che siano sparite dalla tua retribuzione.
Per compensare, molti contratti collettivi riconoscono delle ore di permesso pagato, ed è proprio questo che ritrovi in busta paga sotto quella voce.
La differenza con una festa come il 4 ottobre sta proprio qui.
La festività nazionale nasce da una legge e vale per tutti allo stesso modo, mentre le ex festività dipendono dal singolo contratto, che decide quante ore ti spettano, come si accumulano e fino a quando puoi usarle.
Non sono quindi nuovi giorni di riposo, ma permessi retribuiti da sfruttare seguendo le regole del tuo contratto.
L’aumento spetta anche se il contratto non è aggiornato
Alcuni contratti collettivi di lavoro non hanno ancora aggiornato il proprio elenco delle festività inserendo il 4 ottobre. Questo, però, non cambia nulla per te che lavori.
Trattandosi di una festa stabilita dalla legge, spetta e va pagata comunque, senza aspettare che ogni singolo contratto si metta in pari.
Controlla quindi il cedolino e, se qualcosa non ti convince, rivolgiti all’ufficio del personale o a un consulente di fiducia, per essere sicuro di ricevere quel piccolo guadagno in più che in famiglia fa sempre comodo.
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