Quest’anno cambiano le regole sullo smart working. Dal 7 aprile 2026 il datore di lavoro è tenuto a consegnare ogni anno un’informativa scritta sui rischi per chi lavora da casa o fuori dall’ufficio, e in caso di mancata consegna sono previste sanzioni che possono arrivare fino all’arresto. Le nuove regole sono state introdotte dalla legge 34/2026, il primo provvedimento annuale dedicato alle PMI, cioè alle piccole e medie imprese, e si applicano a tutte le aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.
L’informativa scritta diventa obbligatoria
Il cuore della nuova legge è l’informativa scritta. Il datore di lavoro deve consegnarla almeno una volta all’anno sia al lavoratore in modalità agile sia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Nel documento devono essere indicati:
- i rischi generali legati allo smart working;
- i rischi specifici, soprattutto quelli legati all’uso di computer, smartphone e altri dispositivi elettronici;
- i problemi più comuni, come affaticamento della vista, mal di schiena e stress da lavoro.
In pratica, l’azienda deve spiegare per iscritto come si lavora in sicurezza anche fuori dall’ufficio. Il lavoratore, dal canto suo, deve collaborare e applicare le misure indicate.
Quanti anni hai?
Cosa rischia chi non rispetta le regole
La nuova legge non si limita a chiedere l’informativa: prevede anche sanzioni importanti per chi non la consegna o non la aggiorna ogni anno. Si va dall’arresto da due a quattro mesi fino a multe che possono arrivare a 7.403,96 euro.
Per questo le aziende devono muoversi in fretta: preparare l’informativa, consegnarla al personale e tenere traccia dell’avvenuta consegna.
Lo smart working in Italia oggi
Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia i lavoratori in modalità agile sono circa 3,5 milioni. La diffusione però è disomogenea: ampia nelle grandi imprese e nella Pubblica Amministrazione, più limitata nelle PMI e nelle microimprese.
La nuova legge punta proprio a colmare il divario, con regole valide per tutti.
E in Europa? Niente smart working imposto
Anche a Bruxelles si è parlato di smart working negli ultimi mesi, ma da un altro punto di vista. Nel piano “Accelerate EU”, pensato per fronteggiare la crisi energetica, era stata ipotizzata l’introduzione di forme di lavoro da remoto obbligatorio per ridurre i consumi di energia.
Alla fine però la Commissione ha scelto una strada diversa: nessun obbligo, ma solo raccomandazioni. Una decisione che riflette le resistenze degli Stati membri e la consapevolezza che misure troppo rigide avrebbero un costo economico e sociale troppo alto.
Vuoi restare aggiornato sul mondo del lavoro, sui diritti dei lavoratori e sulle ultime novità normative? Seguici sui canali ufficiali di Prestiter:
Troverai sempre approfondimenti chiari e utili, spiegati in modo semplice e diretto


