A marzo alcuni lavoratori e lavoratrici noteranno stipendi netti leggermente più alti in busta paga, grazie agli sgravi fiscali previsti dalla legge di bilancio approvata a dicembre. Una buona notizia per chi lavora su turni, nei giorni festivi o ha beneficiato di rinnovi contrattuali.
Cosa cambia da marzo 2026
Gli sgravi riguardano la tassazione di favore che sarà applicata nel 2026 al lavoro festivo e notturno e agli aumenti previsti con i rinnovi dei contratti collettivi, solo per il settore privato.
Sono misure piccole e temporanee, che valgono solo per quest’anno e prevedono aumenti nell’ordine di poche decine di euro al mese: non sono risolutive del problema degli stipendi cronicamente bassi, ma interessano comunque molti lavoratori.
Quanti anni hai?
Perché gli aumenti arrivano proprio a marzo
Per la verità questi sgravi sono in vigore da gennaio, ma il calcolo di quanto dovuto è molto complicato e molte aziende hanno dunque atteso le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate su come applicarli.
Le indicazioni sono arrivate solo nei giorni scorsi e stanno venendo incorporate nei software che preparano le buste paga. In gran parte dei casi a marzo si vedranno quindi gli importi aggiuntivi del mese, più gli arretrati di gennaio e febbraio.
Le misure sono due e funzionano in modo distinto. In busta paga compariranno due voci separate.
Prima misura: detassazione lavoro notturno e festivo
Una riguarda le indennità pagate per:
- il lavoro su turni
- e per il lavoro festivo e notturno
che quasi tutti i contratti prevedono venga pagato di più rispetto a quello svolto nei giorni feriali: su questa parte di reddito si pagheranno meno tasse.
Un esempio pratico
Per esempio nel contratto del commercio è previsto che chi lavora durante un festivo, come la domenica o qualsiasi festività, abbia diritto a un pagamento aggiuntivo del 30 per cento rispetto alla retribuzione ordinaria: quindi se di solito si viene pagati 100 euro lordi al giorno, quando si lavora in un festivo si viene pagati 130 euro.
La legge di bilancio prevede che quell’importo extra, i 30 euro nell’esempio sopra, venga tassato con un’imposta di favore in sostituzione delle normali aliquote IRPEF.
Chi può beneficiarne
Le aliquote sono le percentuali applicate al reddito per calcolare quanto dovuto, e vanno dal 23% al 43% a seconda di quanto si guadagna. Le somme dovute al lavoro festivo saranno ora tassate al 15 per cento solo per chi ha avuto un reddito complessivo inferiore a 40mila euro lordi nel 2025.
Quanto si guadagna in più
Nell’esempio dei 30 euro: mentre prima un lavoratore che pagava il 23 per cento di imposte riceveva 23,1 euro netti, ora ne riceve 25,5 euro.
Questa misura è stata già recepita dalla maggior parte delle aziende, che hanno iniziato a pagare di più questi importi già da gennaio. Nella maggior parte dei modelli di buste paga si vede una riga separata che indica lo sgravio.
Seconda misura: detassazione rinnovi contrattuali
I problemi hanno interessato soprattutto la seconda misura, cioè la detassazione degli aumenti per i rinnovi contrattuali, su cui invece c’erano parecchi dubbi e per cui tutte le aziende e tutti i consulenti hanno aspettato i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Cosa sono i rinnovi contrattuali
I rinnovi contrattuali sono la revisione negoziata da sindacati e datori di lavoro dei contratti collettivi nazionali (CCNL). I CCNL sono contratti standard, che regolano la quasi totalità dei rapporti di lavoro in Italia e che cambiano tra i diversi settori: c’è il contratto collettivo dei lavoratori del commercio, dei giornalisti, dei metalmeccanici, del turismo, e così via.
I CCNL hanno una durata prestabilita, generalmente di tre anni, e alla scadenza vanno rinnovati nelle condizioni, tra cui proprio negli stipendi: il rinnovo dei contratti è la modalità principale con cui gli stipendi aumentano in Italia.
Come funziona la detassazione al 5%
Per questa ragione, ma solo per il 2026, il governo ha previsto una tassazione di favore del 5 per cento per gli aumenti di stipendio che si sono ottenuti tramite rinnovo del contratto collettivo: non vale quindi se si è negoziato un aumento col proprio datore di lavoro, ma solo se l’aumento è stato previsto a livello nazionale dal contratto della propria categoria.
Lo sgravio è in vigore solo per chi nel 2025 ha avuto un reddito inferiore a 33mila euro lordi all’anno, e riguarda i rinnovi contrattuali che ci sono stati nel 2024 e nel 2025, e che ci saranno eventualmente nel 2026.
Un esempio concreto
Se quindi il nuovo contratto prevede un aumento mensile di 100 euro lordi, questi 100 euro non saranno tassati con le normali aliquote IRPEF ma con un’imposta sostitutiva del 5 per cento: se prima erano tassati al 23 per cento e si ricevevano 77 euro netti, ora se ne ricevono 95.
Attenzione alle tranche
I rinnovi contrattuali prevedono nella maggior parte dei casi aumenti in più tranche nel tempo, che complicano notevolmente il calcolo.
L’Agenzia delle Entrate ha portato l’esempio di un contratto collettivo rinnovato nel 2025, che prevede un aumento mensile di 200 euro lordi che arriva in tranche: 27 da giugno 2025, 53 da giugno 2026, 58 da giugno 2027 e 61 da giugno 2028. L’imposta di favore del 5 per cento si applica solo sugli stipendi del 2026 e in questo caso solo sulle rate mensili del 2025 e del 2026.
Quando arrivano i soldi
Il calcolo è piuttosto complicato da automatizzare, dato che le cifre cambiano non solo a seconda dei contratti, ma anche dei livelli, alcune aziende fornitrici dei software hanno però fatto sapere che potrebbe volerci più tempo per arrivare al recepimento pieno, anche fino alla busta paga di aprile.
In sintesi:
- Marzo 2026: la maggior parte dei lavoratori vedrà gli aumenti, inclusi gli arretrati di gennaio e febbraio
- Aprile 2026: per alcune aziende con software più complessi, gli aumenti potrebbero slittare di un mese
Domande frequenti sugli aumenti in busta paga marzo 2026
Chi ha diritto alla detassazione del lavoro notturno e festivo?
I lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito complessivo inferiore a 40.000 euro lordi. L’agevolazione si applica alle maggiorazioni per turni notturni, lavoro festivo e lavoro domenicale.
Come funziona la detassazione dei rinnovi contrattuali?
Gli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali (CCNL) del 2024, 2025 e 2026 vengono tassati al 5% invece che con le normali aliquote IRPEF. Il beneficio spetta a chi nel 2025 ha avuto un reddito inferiore a 33.000 euro lordi.
Quanto posso guadagnare in più al mese?
L’importo varia in base al contratto e alle ore lavorate nei festivi o di notte. Si tratta di aumenti nell’ordine di poche decine di euro al mese, ma sommando le due misure e gli arretrati, a marzo la busta paga potrebbe essere sensibilmente più alta.
Devo fare domanda per ottenere gli sgravi?
No, gli sgravi vengono applicati automaticamente dal datore di lavoro. In busta paga compariranno due voci distinte che indicano le agevolazioni.
Queste misure sono definitive?
No, sono misure temporanee valide solo per il 2026. Al momento non è prevista una proroga per gli anni successivi.
I dipendenti pubblici hanno diritto a questi sgravi?
No, le misure riguardano esclusivamente il settore privato.
Come sfruttare al meglio l’aumento in busta paga
L’incremento dello stipendio netto, seppur contenuto, rappresenta un’opportunità per migliorare la propria situazione finanziaria. Ecco alcuni suggerimenti:
- Fondo emergenze: destinare una parte dell’aumento a un piccolo risparmio per imprevisti
- Estinzione debiti: se hai finanziamenti in corso, valuta se conviene aumentare la rata
- Investimento su te stesso: corsi di formazione o aggiornamento professionale
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