Per anni hanno lavorato in Italia, pagato le tasse e versato i contributi nel nostro Paese, ma non potevano ricevere l’Assegno Unico per i loro figli. Adesso, finalmente, qualcosa cambia. Dal 20 aprile 2026 una nuova legge apre le porte del sussidio a migliaia di famiglie che fino a ieri ne erano escluse.
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Assegno Unico: Cosa è Cambiato
La Legge 50 del 2026 ha modificato i requisiti per ottenere l’Assegno Unico Universale, il contributo mensile che lo Stato riconosce alle famiglie con figli a carico. Le novità riguardano due gruppi di lavoratori che fino a oggi erano stati esclusi dal sussidio:
- lavoratori europei senza residenza in Italia, i cosiddetti frontalieri, purché abbiano un contratto regolare dipendente o autonomo e versino i contributi nel nostro sistema previdenziale;
- genitori con figli che vivono in un altro Paese dell’Unione Europea, a condizione che i bambini risultino fiscalmente a carico secondo le regole italiane.
Perché è arrivata la modifica
La legge nasce da una pressione europea: nel 2024 la Commissione aveva portato l’Italia davanti alla Corte di Giustizia UE, considerando discriminatori i vecchi requisiti di residenza.
Per evitare una condanna, il nostro Paese si è adeguato alle regole comuni sulla libera circolazione dei lavoratori.
Quante famiglie ne beneficeranno
Secondo le stime ufficiali, saranno circa 50.000 i nuovi figli che riceveranno l’Assegno Unico grazie all’ampliamento.
Lo Stato spenderà 20 milioni di euro in più già nel 2026, una cifra destinata a salire fino a 36 milioni l’anno a partire dal 2035.
Come fare e cosa serve
La richiesta si presenta sul portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. Chi rientra nelle nuove categorie deve presentare una nuova domanda o aggiornare quella già attiva, allegando i documenti del rapporto di lavoro e dell’iscrizione alla previdenza italiana.
L’importo dipende dall’ISEE: più basso è l’indicatore, più alto è l’assegno mensile. Per chi non ha un ISEE o supera la soglia massima è comunque previsto un importo minimo garantito. Per dubbi e assistenza gratuita ci si può rivolgere a un patronato.
Una buona notizia, insomma, per tante famiglie che da troppo tempo aspettavano un riconoscimento giusto e dovuto.
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